Uno Sprizz al largo.
Da quasi dieci anni abito a Rimini. Prima a Rivabella, con vista sui monti del Carpegna da un lato e sul mare con la darsena dall’altro. Ora invece sto a Marina, fra i verdi pini del viale e il grattacielo.
Mi chiederete se in Romagna accettano gli emiliani. Vi rispondo di sì, in Romagna accettano tutti. Perlomeno, lo fanno a Rimini, che per molti romagnoli d’entroterra, forse, non è neppure Romagna. Rimini è Rimini. Una dimensione a parte. Un territorio indefinito. Un tempo senza data. Uno stato dell’essere.
In dieci anni ho visto questa città cambiare, munirsi d’una prospettiva, realizzare un bel sogno. S’è svuotata delle auto che soffocavano il centro, ha mutato il cemento in aiuole, ha visto rifiorire il teatro, ha rinsaldato il legame col mare. Ha connesso passato e futuro attraverso la visione d’un uomo, Andrea Gnassi, che ha disegnato un presente frizzante, aperto e inclusivo, la città che stiamo vivendo.
A Rimini, col mio sposo, abbiamo comprato casa, la nostra casa. Abbiamo trovato amici. Abbiamo iniziato a ripensare il mare, scoprendolo al largo.
Comprare un gommone cambia la percezione che ha dei confini l’uomo di terra. Lo spazio non termina più sulla spiaggia: inizia da lì e si prolunga nell’orizzonte, senza fine. Oziare cullati dal dondolio delle onde, sfrecciare sull’acqua spumosa, seguire il tuffo del sole al tramonto, nuotare nel mare di notte, lontani dalla costa punteggiata di luci.
Alla nostra barchetta abbiamo dato il nome di Sprizz. Sono molti i cincin e i bicchieri innalzati al largo con Sprizz. Brindando alla salute nostra, dei nostri cari, degli amici e della nostra nuova, bella città. Che ha le proprie antiche radici in un luogo irreale, sospeso fra la terra e l’acqua, e che tende i suoi rami nel perpetuarsi d’un sogno, fluttuando perenne sull’incantata marea.