La trasformazione è inarrestabile e si rivela dopo un periodo di stasi apparente.

Quello che attorno a noi muta è – in realtà – il nostro stesso mutare.

Si spengono le cose attraverso la morte e ne diventa chiaro il significato più crudo: transitiamo e nulla ha davvero importanza,

nell’una o nell’altra maniera,

o in bilico fra entrambe.

Allora perché ci affanniamo a muoverci, illusi di farlo intenzionalmente?

Crediamo di prendere una direzione consci ma vi siamo già sospinti dal moto ineluttabile che non dipende dall’io illusorio che siamo, arrogante definizione d’identità fittizia;

ciò che pensiamo d’essere non è scisso da quello che già siamo ignari,

uno stato in fieri, determinato nell’apparente staticità del presente,

in realtà impermanente.

Ancora uno spiraglio di consapevolezza che serve solo ad osservare.

Ancora una fase, un altro infrangersi dell’onda,

e nulla cambia l’immaginato fino all’ultimo stadio, quando la libertà diventerà completa. Non sappiamo quando, non sappiamo come.

Noi, non lo sapremo.

Lo saremo,

ma non lo sapremo.

Un commento

  1. Caro Carlo complimenti per i tuoi scritti, trovati per caso ma occasione di riflessioni. Un grande abbraccio. Claudia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *