Ci radichiamo nell’apparire ma non è che nutrimento del pensiero, quindi percezione inconsistente e simbolismo relativo, rifrazione dì ciò che è indotto e collettivo pur definendolo vanamente come ‘io’.
L’impermanenza è l’unico stato, la manifestazione dell’essere che vive un solo, infinitesimo istante reale, circondato dal transito di quello che crediamo di ricordare e l’illusione d’un futuro determinato dalle nostre scelte.
Non esiste nessuna scelta. Accadiamo e ne prendiamo coscienza come se fossimo il frutto d’una decisione consapevole quand’invece non esiste arbitrio, non esiste volontà, non esiste un piano e neppure un disegno, tantomeno il nostro.